La sicurezza è Social!

Essere Social è diventato quasi una prassi. Condividere è una parola ormai entrata a far parte della nostra vita quotidiana, almeno quella virtuale. Spesso però, non ci si rende conto che non raccontiamo la nostra vita solo ai nostri amici, ma anche a chi, in malafede, usa le informazioni da noi ingenuamente pubblicate per studiare i nostri spostamenti e organizzare i furti.

Insomma, se è vero che i social media sono meravigliosi mezzi di comunicazione, c’è anche da riflettere sull’opportunità di rendere pubblico che non siamo in casa.
Secondo il Censis, in Italia si verificano 689 furti al giorno, cioè uno ogni due minuti. Offrire comodamente utilissime informazioni ai malviventi di certo non contribuirà a far scendere le statistiche.

Dal piede di porco a Facebook! Si potrebbe pensare che la tecnologia aiuti solo i “cattivi” e invece no! A confermarlo c’è l’articolo di SIMONE COSIMI pubblicato su Repubblica.it.

Ispirato al fenomeno dell’autotutela con i gruppi WhatsApp, prassi consolidata specialmente fra commercianti della stessa zona o nei centri più piccoli, “arriva un vero e proprio social dedicato alla microcriminalità locale.” Il suo nome è Siqra, “un’applicazione, disponibile per iOS e a breve per Android attraverso la quale i cittadini possono ricevere le segnalazioni inserite rispetto a una specifica zona, battezzata “zona di ascolto”, oppure inviarne di proprie in diverse categorie”.

A svilupparla è stato Ares Braghittoni, impiegato tecnico 29enne di Ravenna che ha spiegato: “Le persone devono usare l’applicazione in modo responsabile, in primo luogo è fondamentale rivolgersi sempre alle forze dell’ordine. Successivamente si può ricorrere a Siqra per raccogliere le informazioni, tornare sui fatti, accumulare elementi, acquisire consapevolezza”.

“Dal furto in abitazione ai danni o furto di beni passando per un episodio violento o una rapina per concludere con una situazione sospetta o una truffa. Si da un titolo alla segnalazione, si fornisce una breve descrizione, si indica sulla mappa il luogo dell’accaduto, si inseriscono data e ora e si allegano fino a tre immagini. In pratica, una sorta di denuncia online, priva di alcun valore legale, a beneficio dei cittadini interessati a quella stessa zona che riceveranno, se le hanno autorizzate, le notifiche push.”

Ciascun utente, coerentemente alla logica del rating, “riceve una sorta di punteggio in base a modo e alla frequenza in cui utilizza l’applicazione: la sua affidabilità è infatti legata al numero di segnalazioni effettuate, ai commenti, agli accessi. D’altra parte, se risulterà essersi reso responsabile di segnalazioni poco credibili o ingiuriose potrà essere sanzionato con un abbassamento del punteggio o l’esclusione dalla piattaforma.”

“Se l’applicazione crescerà e troverà finanziatori dovremo ovviamente pensare a come gestire la mole di segnalazioni ritenute inaffidabili – ha infine aggiunto l’autore – intanto disponiamo anche di sistemi semiautomatizzati che ci aiutano a filtrare i contenuti”.