Quando la previdenza integrativa diventa una necessità. Il consiglio di Tito Boeri.

Garantire ai giovani un assegno minimo da 650 euro, in caso i contributi versati non siano sufficienti a raggiungere questa soglia,  o un minimo di 600-620 euro per permettere anche a chi ricade completamente nel sistema contributivo di andare in pensione a 63 anni e 7 mesi. Questa riduzione della soglia del trattamento pensionistico minimo maturato per i giovani è l’ipotesi vagliata dal Governo in questi giorni,  la proposta dell’esecutivo al tavolo con i sindacati per garantire una rete di sicurezza alle giovani generazioni.

Alle regole attuali, si legge su Repubblica.it, “i giovani potrebbero lasciare il lavoro una volta raggiunta l’età pensionabile solo nel caso abbiano maturato una pensione pari a 1,5 volte l’assegno sociale, circa 670 euro, l’idea è quella di abbassare questo tetto a 1,2 volte. Con un sistema di garanzia che assicuri, in ogni caso, un assegno mai inferiore ai 650 euro, indipendentemente dai contributi versati.”

“Il tema è all’ordine del giorno, è in discussione e continueremo a discuterlo ma il problema non si configura domani mattina”. Così Giuliano Poletti, Ministro del lavoro e delle politiche sociali nel Governo Renzi e poi del Governo Gentiloni ha definito il futuro pensionistico delle giovani generazioni. “Non è un problema urgente – ha aggiunto il consigliere economico di Palazzo Chigi, Marco Leonardi – va discusso e affrontato perché riguarda giovani che andranno in pensione tra 20 anni”.

Secondo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso si tratta di “risposte insoddisfacenti sul tema dell’aspettativa di vita”.

Per gli attuali pensionandi invece, ha dichiarato Maurizio Petruccioli della Cisl sempre a Repubblica.it, “si è discusso anche della possibilità di abbassare la soglia di reddito necessaria per il pensionamento anticipato, cioè una volta raggiunti i contributi necessari e prima dell’età pensionabile standard, a 63 anni e 7 mesi. Attualmente è di 2,8 volte l’assegno sociale, su questo c’è stata apertura, si tratterebbe di abbassarlo verso il 2”.

C’è poi una beffa ulteriore, si legge in un altro articolo di Repubblica.it firmato da Flavio Bini lo scorso 18 luglio: “La Legge Fornero ha introdotto la possibilità di andare in pensione per vecchiaia, cioè a dal compimento di una determinata età, o in anticipo sul requisito anagrafico ma in possesso di una determinata anzianità contributiva, a patto però di rispettare certi limiti di reddito. In altre parole, se la pensione che ci spetterà una volta tagliato il traguardo anagrafico sarà troppo bassa, lo Stato sposterà questo stesso traguardo un paio di anni più avanti. Con il risultato paradossale che i più “poveri”, presumibilmente i giovani di oggi con carriere contributive più frammentate, saranno costretti ad andare in pensione ancora più tardi. Anche ben oltre i 70 anni, come ha messo in guardia il presidente dell’INPS Tito Boeri in molte occasioni. Le nuove generazioni che hanno iniziato da autonomi o con lavori precari e ripetuti buchi contributivi, rischiano di maturare trattamenti molto bassi. È il motivo per cui Boeri ha insistito molto sulla campagna per l’invio della busta arancione, cioè la simulazione del proprio assegno futuro, cioè mettere a conoscenza con largo anticipo i giovani lavoratori di cosa li aspetta e permettere loro di cominciare a versare volontariamente dei trattamenti integrativi.”

Se il consiglio di optare per una forma di previdenza integrativa privata viene direttamente dal Presidente dell’INPS è evidente che si tratti di un problema reale, su cui soffermarsi attentamente. Ciò vale per i giovani professionisti, interessati direttamente, ma anche per chi vuole pensare al futuro dei propri figli e nipoti. La previdenza complementare si configura come un’alternativa percorribile per chiunque e in qualunque momento della propria vita. SAT, in collaborazione con Assimoco ed Helvetia, offre la possibilità di aderire a Fondi Pensione Aperti (FPA)  o di stipulare Piani Individuali Pensionistici (PIP).

Gli incontri – ha spiegato Poletti – proseguiranno nei prossimi giorni. “Faremo altri incontri a settembre: il 5 (oggi ndr.) sarà sarà un tavolo tematico sul lavoro, il 7 pensioni e donne e il tagliando sui provvedimenti già emessi (Ape sociale), poi la settimana successiva il 13 settembre”.

Attendiamo fiduciosi…